Hello SPOT community! We are back with a new blog entry from our president, Katerina Tsanaktsi! This post is Katerina’s reflection on a relatively new model of Occupational Therapy: the Model of Occupational Wholeness (MOW). Katerina is writing about her thoughts on this model based on her lived experiences, studies, beliefs, and professional identity. Come with us to explore what the concept of Occupational Wholeness is through Katerina’s eyes, shall we?

Recently,

I had the opportunity to attend a presentation by Farzaneh Yazdani on the Model of Occupational Wholeness (MOW), and it was one of the few professional talks that genuinely stayed with me long after it ended. As an occupational therapist and master’s student, I have often reflected on concepts such as occupational balance, participation, and wellbeing. However, listening to the philosophy behind MOW made me reconsider the way we understand occupation itself and, more importantly, the way we understand people.

Recentemente

ho avuto l’opportunità di assistere a una presentazione di Farzaneh Yazdani sul Modello di Completezza Occupazionale (MOW), ed è stato uno dei pochi interventi professionali che mi sono rimasti davvero dentro anche molto tempo dopo la fine. Come terapista occupazionale e studentessa magistrale, ho spesso riflettuto su concetti come l’equilibrio occupazionale, la partecipazione e il benessere. Tuttavia, ascoltare la filosofia alla base del MOW mi ha portata a riconsiderare il modo in cui comprendiamo l’occupazione stessa e, cosa ancora più importante, il modo in cui comprendiamo le persone.

The Model of Occupational Wholeness

is a contemporary occupational therapy model that explores how people experience meaning, fulfillment, and harmony through occupation. Rather than focusing only on productivity or balance between activities, MOW examines the deeper connection between what people do and who they are. The model is built around four interconnected dimensions: doing, being, becoming, and belonging. These dimensions represent not only participation in occupations, but also identity, growth, relationships, and the sense of connection individuals develop with themselves and the world around them.

Il Modello di Completezza Occupazionale

è un modello contemporaneo di terapia occupazionale che esplora il modo in cui le persone sperimentano significato, realizzazione e armonia attraverso l’occupazione. Piuttosto che concentrarsi esclusivamente sulla produttività o sull’equilibrio tra le attività, il MOW esamina la connessione più profonda tra ciò che le persone fanno e ciò che sono. Il modello si basa su quattro dimensioni interconnesse: fare, essere, divenire e appartenere. Queste dimensioni rappresentano non solo la partecipazione alle occupazioni, ma anche l’identità, la crescita, le relazioni e il senso di connessione che gli individui sviluppano con sé stessi e con il mondo che li circonda.

One of the most powerful ideas

within MOW is that occupations are not meaningful simply because they fill time or create routine. Occupations become meaningful when they align with a person’s inner needs, values, identity, and desired life. The model also highlights the difference between the life a person currently experiences and the life they wish to experience. Occupational wholeness emerges when these two realities begin to come closer together.

Una delle idee più potenti

del MOW è che le occupazioni non sono significative semplicemente perché riempiono il tempo o creano una routine. Le occupazioni diventano significative quando sono in armonia con i bisogni interiori, i valori, l’identità e la vita desiderata di una persona. Il modello evidenzia inoltre la differenza tra la vita che una persona sta vivendo attualmente e quella che desidera vivere. La completezza occupazionale emerge quando queste due realtà iniziano ad avvicinarsi.

During the presentation,

what touched me most was the idea that occupational therapy should not only help people “function better,” but also help them feel more whole. This perspective felt deeply human. In healthcare and rehabilitation, we often focus on goals, independence, and measurable outcomes. While these are important, MOW reminds us that participation without meaning is not enough. A person may appear occupationally balanced on paper and still feel emotionally disconnected, exhausted, or lost.

Durante la presentazione,

ciò che mi ha colpita di più è stata l’idea che la terapia occupazionale non dovrebbe limitarsi ad aiutare le persone a “funzionare meglio”, ma dovrebbe anche aiutarle a sentirsi più complete. Questa prospettiva mi è sembrata profondamente umana. Nell’ambito sanitario e riabilitativo ci concentriamo spesso sugli obiettivi, sull’indipendenza e sui risultati misurabili. Sebbene questi aspetti siano importanti, il MOW ci ricorda che la partecipazione senza significato non è sufficiente. Una persona può apparire occupazionalmente equilibrata sulla carta e sentirsi comunque emotivamente disconnessa, esausta o smarrita.

This is also why

I personally connected with MOW more deeply than with the traditional concept of occupational balance alone. Balance is valuable, of course, but life is not always meant to exist in perfect symmetry. Human life naturally moves through intense, emotional, unpredictable, and transformative periods. There are times when we devote ourselves entirely to studying, caring for someone we love, healing, creating, grieving, dreaming, or rediscovering who we are. From the outside, these moments may not look balanced, yet they can be some of the most meaningful parts of our lives.

È anche per questo che

personalmente mi sono sentita più vicina al MOW rispetto al tradizionale concetto di equilibrio occupazionale preso da solo. L’equilibrio è certamente importante, ma la vita non è sempre destinata a esistere in una perfetta simmetria. La vita umana attraversa naturalmente periodi intensi, emotivi, imprevedibili e trasformativi. Ci sono momenti in cui ci dedichiamo completamente allo studio, alla cura di una persona amata, alla guarigione, alla creazione, al lutto, ai sogni o alla riscoperta di chi siamo. Dall’esterno questi momenti potrebbero non sembrare equilibrati, eppure possono rappresentare alcune delle parti più significative della nostra vita.

Perhaps

that is what makes us human. We are not designed to live in a constant straight line. If life always remained perfectly balanced, predictable, and emotionally neutral, it would lose part of its beauty, spontaneity, and depth. Growth often emerges from the moments that challenge us, consume us, inspire us, or even temporarily unbalance us.

Forse è proprio

questo che ci rende umani. Non siamo fatti per vivere in una linea costantemente retta. Se la vita rimanesse sempre perfettamente equilibrata, prevedibile ed emotivamente neutra, perderebbe parte della sua bellezza, spontaneità e profondità. La crescita nasce spesso dai momenti che ci mettono alla prova, ci assorbono, ci ispirano o persino ci sbilanciano temporaneamente.

What matters

is not simply dividing time equally between occupations, but allowing ourselves to engage in occupations that genuinely matter to us, occupations that make us feel alive, connected, understood, creative, and authentic. Doing the things we truly love gives meaning to our everyday lives, even during periods that may appear chaotic or demanding.

Ciò che conta

non è semplicemente dividere il tempo in modo uguale tra le occupazioni, ma permetterci di impegnarci in occupazioni che abbiano davvero significato per noi, occupazioni che ci facciano sentire vivi, connessi, compresi, creativi e autentici. Fare ciò che amiamo veramente dona significato alla nostra vita quotidiana, anche durante periodi che possono apparire caotici o impegnativi.

MOW acknowledges this complexity beautifully.

It accepts that wholeness is not the same as perfection or equal balance. Instead, it recognizes that people seek authenticity, connection, purpose, and self-understanding through occupation. For me, this perspective reflects the true essence of occupational therapy.

Il MOW riconosce magnificamente questa complessità.

Accetta che la completezza non coincida con la perfezione o con un equilibrio perfettamente equo. Al contrario, riconosce che le persone ricercano autenticità, connessione, scopo e comprensione di sé attraverso l’occupazione. Per me, questa prospettiva riflette la vera essenza della terapia occupazionale.

Leaving the presentation,

I realized that occupational therapy is not only about enabling people to do more. It is about helping people reconnect with themselves through occupation. And perhaps that is what makes our profession so powerful, we do not simply restore function, we support people in rebuilding meaning, identity, and wholeness in their lives.

Uscendo dalla presentazione,

ho capito che la terapia occupazionale non riguarda soltanto l’aiutare le persone a fare di più. Riguarda l’aiutarle a riconnettersi con sé stesse attraverso l’occupazione. E forse è proprio questo che rende la nostra professione così potente: non ci limitiamo a ripristinare una funzione, ma sosteniamo le persone nel ricostruire significato, identità e completezza nelle loro vite.